Pippo Montalbano, l’orgoglio di essere attore. La sua valigia di attore è proprio stipata. Ci sono gli occhialini di Ciampa. Le monete di Marabito. Il libretto rosso di Don Lollò. Lo specchio di Laudisi. Il teatrino di Don Candeloro.
In genere il ricordo di chi non c’è più, affidato ad amici o parenti, diventa occasione per parlare di se stessi e si trasforma in una sorta di autocelebrazione. Io non voglio correre questo rischio.
Con Pippo Montalbano non eravamo amici. Eravamo compagni di scena. Ed essere compagni di scena da una confidenza che travalica i confini dell’amicizia.
Pippo è stato tante cose. Un marito innamorato e fedele. Un padre attento e consapevole.
Un uomo di fede non bigotto. Un competente funzionario INPS. Un instancabile operatore culturale e sociale. Un fiero Cavaliere del Santo Sepolcro. Un vulcanico organizzatore.
Ma è stato soprattutto un attore capocomico regista. E se qualcuno gli avesse chiesto, pena la vita, di fare una scelta tra le tante attività, avrebbe scelto il Teatro.
Gli attori e i capocomici sono gente speciale. Non migliori degli altri, a volte anche peggiori ma speciali perché gli attori e i capocomici si sono creati uno spazio senza tempo dove continuare a restare bambini e giocare.
Quando si ha la possibilità, recitando, di vivere più vite, quando, recitando, si comincia a dubitare delle verità, lo sguardo alle cose del mondo diventa altro. Più lieve. Si giustifica. Si comprende.
Pippo è stato attore e capocomico. La sua valigia di attore è proprio stipata. Ci sono gli occhialini di Ciampa. Le monete di Marabito. Il libretto rosso di Don Lollò. Lo specchio di Laudisi. Il teatrino di Don Candeloro.
Scrivo e la sua voce mi risuona nelle orecchie mentre dal centro del palcoscenico spiega alla signora Beatrice:
“ E chi po’ sapiri – lei signura- picchì unu tanti voti arrobba
picchi unu tanti voti ammazza
picchi unu tanti voti
ladiu vecchiu scarsu
pi l’amuri di na fimmina
ca ci teni lu cori strittu comu una tinaglia
ma intantu un ci fa diri ahi
ca subbitu ci l’astuta
supra la vucca
cu una vasata
per cui stu poviru vecchiu si squaglia e s’immriaca
chi po’ sapiri lei signura
cu quali doglia n’corpu
cu quali suppliziu
stu poviru vecchiu
si suttumetti finu al lu puntu
di spartirisi l’amuri di sta fimmina cu n’avutru
riccu giovane beddu …
parlu in generale – badiamo signora – un parlu pi mia”.
Ciampa – Don Nocio, portato in scena centinaia di volte
Il tuo Ciampa – Don Nocio lucido, dolente, umano portatore di una sua incomprensibile verità che si giustifica e giustifica.
Ecco da dove veniva il tuo orgoglio di essere attore. Poter pronunciare questa battuta davanti un pubblico attentissimo ovunque fossimo: dal cinema – teatro di un piccolo paese sperduto nell’entroterra siciliano al grande e modernissimo teatro di Mons.
Ecco da dove veniva il tuo orgoglio di essere attore: potere con questa battuta giustificare te stesso e gli altri.
Tutti poveri piccoli uomini e donne feroci che continuano a girare su una invisibile trottolina.
Pippo sei stato la Settimana pirandelliana andata in scena ogni estate dall’agosto 1973 al settembre 2007 ininterrottamente fino alla ventesima edizione al Caos davanti la casa natale di Luigi Pirandello.
E poi a: Santa Croce Scalinata del Duomo Casa Sanfilippo Salita Madonna degli angeli Sacrato della Chiesa di San Francesco. Nei vicoli della città vecchia. Al parco archeologico
Da attore, regista e direttore artistico, senza arrenderti, per dire che noi c’eravamo.
Pippo sei stato la Stagione teatrale di questa nostra povera, perché immemore, città dal 1977 al 1981.
Cinque anni trentuno spettacoli di cui 14 di produzione del Piccolo Teatro.
Siamo partiti con 80 siamo arrivati a 800 abbonati e più di seimila presenze.
Grandissima attenzione ai giovani con matinée per studenti e studentesse di tutti gli istituti superiori della città.
E poi ancora: regie tantissime, attenzione al centro storico, battaglie per la riapertura del Teatro Pirandello e la difesa del parco archeologico, la ricerca di spazi in cui provare e conservare le scene.
Battaglie che ti vedevano in prima linea insieme a tutti noi ma noi c’eravamo perché contagiati dal tuo entusiasmo e dalle tue speranze.
Mi devo fermare Pippo.
Mi arriva un’altra immagine di te sulla scena mentre canti:
“ arsira mi curcavu a lu sirenu
li stiddi foru ca m’arripararu
pi litticeddu un parmu di tirrenu
pi chiumazzeddu un carduneddu amaru
lastimi fami siti cripacori
chi mi nni ‘porta si sacciu cantari
cantu e mi s’arricria tuttu lu cori
cantu ed è mia la terra e miu lu mari
basta ca c’è lu suli e la salupicciotti beddi e picciliddi duci
e na vicchiuzza cca comu a me matri”.
Il tuo irripetibile Liolà Pippo nel dolcissimo e cantilenante dialetto giurgintanu.
Nessun altro poteva e potrà neanche solo tentare di imitarti.
Andrea Camilleri per te traduce in commedia la novella Il vitalizio di Pirandello. Ne sei stato orgogliosissimo.
Andiamo in scena il 4 settembre del 1993. È la ventunesima Settimana Pirandelliana.
Quell’anno nessun Ente pubblico ha voluto finanziarla e decidiamo di andare in scena in Piazza Santa Croce. Il nostro pubblico non ci ha lasciato soli e ha gremito tutta la piazza.
E alla fine la tua battuta:
“ … u tempu passa e ripassa
avanti e narrè
avanti e narrè
un si ferma ma’
avanti e narrè
avanti e narrè
fermati fermati ci dicu
nenti
avanti e narrè
avanti e narrè”
La funzione del Teatro è quella di raccontare e ascoltare storie. Gli attori sono dei cantastorie.
E si viene a teatro per sentire raccontare storie. Raccontare e ascoltare storie
Perché è impossibile decifrare la nostra storia personale. Allora ci aggrappiamo alle storie degli altri. E tu sei stato uno splendido cantastorie.
Ti saluto con un’altra battuta. La battuta con cui si apre L’onorevole di Leonardo Sciascia:
“ Cras ingens iterabimus aequor”
domani risolcheremo l’infinito mare.
Tu sei nell’infinito mare,
con la tua valigia di attore.
Io ti vedo.
I capelli candidi al vento,
il sorriso buono
mentre un lampo di giocosa ironia attraversa il tuo sguardo.
Lo stesso sguardo di complicità
che ci scambiavamo puntualmente
prima di entrare in scena.
E con il quale, muti, ci dicevamo:
“ È tutto un gioco”.
E il resto, Pippo, è silenzio.
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Chi volesse approfondire la storia di Pippo ha a disposizione: “Tra il sentiero e la bruma” di Salvatore Montalbano Edizione Medinova. L’autore riceverà il premio letterario “Scala dei Turchi Dina Russiello” oggi 22 Luglio nell’incantevole cornice della Villa Romana di Realmonte.