Fondato a Racalmuto nel 1980

“Come una farfalla”

Il racconto di Viana Giglia terzo classificato alla ottava edizione del Concorso letterario nazionale “Raccontami…o Musa”

Viviana Giglia

“Come una farfalla” è il racconto di Viviana Giglia terzo classificato alla ottava edizione del Concorso Letterario Nazionale “Raccontami, o Musa”, bandito dalla Associazione culturale Musamusìa di Licata, presieduta da Lorenzo Alario, in collaborazione con la testata giornalistica online Malgradotuttoweb. Direttrice artistica del Concorso letterario la prof.ssa Angela Mancuso. Presidente della giuria Raimondo Moncada

“Come una farfalla”

di Viviana Giglia

A tutti, da piccoli, è stata fatta almeno una volta la domanda: “Qual è il tuo animale preferito?”.

Poi, crescendo, ci siamo sentiti chiedere: “Qual è l’animale col quale ti identifichi?”.

Per lei, a qualsiasi età, la risposta era sempre la stessa: la farfalla.

Persino nei sogni la vedeva: l’eleganza, l’armonia e la grazia nei movimenti.

Quei movimenti che, con il passare del tempo, per  lei diventavano più difficoltosi nella vita reale;

ma non in sogno.

E lei a rincorrerla, a volte perdendola di vista per poi ritrovarla in qualche anfratto di muro o di roccia, o incavo di albero e poi… vederla ripartire con quel suo volo a geometria imprevedibile, quasi avesse atteso per poter essere ancora una volta ammirata e trascinare l’inseguitrice verso un altro tratto di tempo e di spazio.

Così si era innamorata di questo essere, estremamente semplice, bello e delicato, eppure, a suo modo, forte.

E poi, crescendo, aveva guardato oltre, a ciò che poteva rappresentare per lei, così come le genti nel mondo l’avevano caricata di significati.

Ne percepiva la libertà: volare velocemente e migrare oltre lo sguardo umano, come per esplorare nuovi paesaggi, senza limiti, orizzonti che pochi avrebbero saputo vedere.

Ne aveva conosciuto la trasformazione, come una rinascita: la metamorfosi dalla fase di bruco a farfalla, come un nuovo sorprendente inizio, il fiorire delle ali che escono dal bozzolo, come un processo di crescita, per nulla scontato, a partire dall’intimo di sé.

Di certo, ciò che più l’accomunava alla farfalla era il carattere.

Sentirsi come un leone e rialzarsi dalle avversità, schivare il pericolo prontamente e con eleganza, custodire il senso di protezione verso se stessa e verso gli altri come fosse un elefante, sapere divertirsi con tutti trovando le persone con le quali stare bene e non sentirsi minacciata.

A volte i suoi sogni erano pesanti: strade trafficate, ambienti chiassosi, incontri vissuti di fretta, parole scagliate come pietre. Svegliarsi e non ricordare quasi nulla era così un sollievo. Il mondo reale era lì davanti a lei: immagini e suoni scomposti e disarticolati, come secrezioni di interessi intrecciati ed impossibili da amalgamare, rocce emergenti come scogli di invidia arrogante, carichi incombenti di rancore presuntuoso.

Lei, la farfalla, silenziosa e aggraziata, senza imposizione di sé o insistenza, leggera nell’aria come l’aria stessa.

Lei, la farfalla, nelle sue molteplici tipologie; piccole e grandi, appariscenti e semplici, variopinte e monocolore, destinate a volare in nugoli oppure solitarie.

A detta di molti, lei è una donna solitaria perché non concede molta confidenza alle persone, semplicemente non è mai stata per e con chiunque.

Forse perché starle accanto è impegnativo, e lei se ne rende conto. Ha sempre mille idee per la testa e mille sogni dentro al cuore, un sorriso contagioso ma anche lacrime irrefrenabili. È molto insicura e instabile, eccessivamente sensibile, lunatica e irrequieta. Si commuove davanti ad un tramonto sul mare, per un film alla tv, per una canzone che le tocca il cuore, per i primi fiocchi di neve. Dà molto peso alle parole, si arrabbia facilmente ma le basta un abbraccio per farle tornare il sorriso. Non sa dire addio, non sa separarsi da chi ama, detesta i treni che partono.

Vive sospesa come un’equilibrista tra le sue passioni e paure, volteggiando instabile sulle sue incertezze, tentando di non cadere. Ha un uragano di emozioni che si agitano nell’anima, come un vulcano sempre pronto ad esplodere da un momento all’altro.

Lei è proprio tutto ed il contrario di tutto, spesso sprofonda nelle sue contraddizioni, come in un labirinto perde la strada del ritorno. A volte allontana chi la ama per difendere se stessa, per paura di soffrire nuovamente, ma si mostra forte solo per nascondere le crepe della sua anima e le sue fragilità. Ogni ultimo suo tentativo diventa il penultimo, ogni ultima volta si rivela come la penultima. Tende sempre a restare, resta se ama, se ci crede, resta finché il suo cuore resiste. Quando si rompe ha imparato a non far rumore e a raccogliere i pezzi da sola.

Lei è fatta di neve e di mare, di stelle e di tramonti, è come Alice che insegue il Bianconiglio, vive sempre costantemente in bilico tra sogno e realtà. Il sogno dei suoi ricordi, delle immagini vedute, delle sensazioni provate, dei pensieri elaborati, il sogno che affiora nel sonno e che nasconde il desiderio, la viva speranza di un bene e di una gioia da godere. Come nella fiaba di Cenerentola: “i sogni son desideri… il sogno realtà diverrà”. Disillusione, paura, noia: le ha sentite sempre in agguato, ma non ha lasciato che diventassero zavorre, nemmeno quando il liberarsi da queste catene ha comportato ferite. La farfalla non può vivere senza libertà e lo spazio aperto dove disegnare volando la sua imprevedibile traiettoria.

Al suo risveglio, lei è una giovane donna, bella, intelligente.

Con disabilità.

Un mondo di sensazioni e slanci, di aspirazioni e sogni. E un mondo di limiti. Il peso dell’esperienza dentro un’ancora più forte corrente ascensionale di ricerca, di tentativi, di speranze.

Sì, la verità è che la vita non le ha mai risparmiato le avversità ma, con la veloce leggiadria della farfalla, ad ogni caduta si è rialzata. Tutte le volte il suo rialzarsi è stato come una rinascita, un uscire dal suo stato di crisalide, e non fermarsi, esplorando nuovi orizzonti.

Lei non può camminare né correre. Ma sa volare. Come ha detto chi l’ha conosciuta: “Ci lascia tutti giù a terra e possiamo solo guardarla col naso all’insù. Volo senza ali!”.

Che sarà di lei, della farfalla e della sua breve vita? Potrà cambiare il mondo, volando leggera e silenziosa?

Quel che appare certo, è che quel volo è reale, seppure impalpabile; è bellezza, e non apparenza; è controcorrente, per chi cerca di distrarsi col frastuono. Come la farfalla blu, simbolo dello spirito, libero e vero.

Capiterà di incontrarla? Sui campi aperti o tra le case, al mattino o alla sera della nostra vita… che faremo, allora? Ci verrà di fare nostro il suo muoversi nel mondo, cogliendo la leggerezza dell’essenziale? Oppure, sempre ammesso che la vedremo, la tratteremo con indifferenza cercando invece ciò che giganteggia e si impone allo sguardo?

Come l’antica leggenda orientale della farfalla blu: essa è nelle nostre mani, porre fine alla sua vita o lasciarla volare dipende solo da noi.

È la sua, la nostra libertà di essere ciò che siamo: tu, io, noi veramente.

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